Vicini di casa

Cari vicini di casa, cari sconosciuti della porta accanto,

Ora che non c’è il traffico a coprire ogni suono, vi sento muovere dietro questa parete. Vi sento parlare, ridere, litigare. Sento i vostri passi sulla mia testa, forse le corse di un bambino. Chi siete? Non so nulla di voi. Che aspetto avete? Forse ci siamo incontrati qualche volta nell’androne: un saluto distratto, in nome della buona educazione, spesso neppure quello. Tutti noi viviamo la nostra vita frenetica, rientriamo a casa, chiudiamo bene le nostre porte blindate e accendiamo la TV: il mondo intero entra in casa nostra. Sappiamo tutto di fatti e persone all’altro capo del pianeta. Ci commuoviamo, ci indigniamo, ci sentiamo coinvolti in ciò che accade a sconosciuti che vivono in un altrove lontanissimo. E ignoriamo perfino il nome dei nostri vicini di casa. Ripenso a quando ero bambina. Il vicinato, allora, era una famiglia allargata. Ognuno sapeva tutto di tutti e tutti si facevano i fatti tuoi. Ma non era invadenza, era partecipazione. Si litigava, certo, come si litiga in famiglia. Allora, al pomeriggio la mamma si ritagliava una pausa per un caffè con le vicine, in casa dell’una o dell’altra, per chiacchierare, condividere esperienze, aiutarsi. Noi bambini avevamo inventato un alfabeto speciale, fatto di colpi sul muro, per comunicare attraverso la parete delle camerette confinanti, e il giovedì sera mezzo condominio era a casa nostra per guardare il quiz in TV. Che tempi! Andati. Ma in questi giorni di isolamento riscopro il piacere di sentire i suoni delle vostre vite oltre i muri e provo a immaginare qualcosa di voi. Fate rumore, vi prego! Da qualche tempo nel palazzo di fronte abita una famiglia di sudamericani. Parlano a voce alta, ascoltano a tutto volume le loro canzoni dal ritmo travolgente: sono rumorosissimi, che Dio li benedica! Chissà, cari vicini, forse quando finalmente potremo uscire dalla segregazione, incontrandoci nell’androne ci guarderemo con occhi nuovi, con curiosità e interesse. Forse non ci limiteremo a un frettoloso saluto di cortesia, ma ci chiederemo come va.

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©2020 di Scrivi sempre a mezzanotte.

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