Una lettera

È scesa repentina la sera. Ti scrivo da questa solitudine.

Sulla terrazza davanti al mare ho guardato il tramonto diventare notte. 

La luna tracciava un liquido sentiero verso di me. Qualcosa mi chiamava in quella luce argentea. Ho pensato tanto a cosa scrivere. 

A cosa scriverti.

Il foglio restava bianco, intonso.

Troppe le parole da tracciare. Si affollavano sulla punta delle dita ma nessuna riusciva ad uscirne.

Vorrei scriverti dei ricordi che ho di te. 

Dei momenti che mi hai fatto vivere. 

Delle emozioni che mi hai regalato. 

Della paura che ho sempre avuto, ogni volta che ti guardavo. 

Di tutte le volte in cui tacevo, con il cuore triste e il viso felice. 

Di quando mi guardavi e il resto non esisteva più. 

Dei passi fatti assieme. Di quelli che ti ho visto fare senza di me. 

Di tutto questo vorrei scriverti e anche  molto di più. 

Delle cose che potremmo fare. 

Di cosa potremmo vedere. 

Delle cose di cui potremmo ridere. 

Ma la luna mi chiama. 

Ogni suono di risacca dice: "Vieni" 

Questo foglio, sotto la luna, è ancora più bianco. 

Ho voglia di segnarlo e paura di macchiarlo. 

Ora un soffio di vento lo agita, mi incita a scriverti, che il tempo passa e forse è già ora. 

Guardo oltre la luna. 

Buio e stelle, limpide in un nero immenso. 

Spettatrici mute, sfavillano se le fisso, indifferenti a ciò che succede. 

Il cielo scuro, come un velluto, morbido e caldo, circonda la luna, il mare, il mondo. Come un ventre a cui tornare. 

Sono ancora qui, seduto. Cosciente del mio corpo, del mio peso sulla sedia, del mio respiro, del battito che sento nei polsi. 

Ancora qua, davanti al foglio bianco. Ora un po' sgualcito dalla mano incerta. 

Mille pensieri mi passano nella mente. 

Mille pensieri mi hanno fatto vedere una nuova alba. 

La luna chiamerà ancora stanotte. 

Ma non è ancora il tempo. 

Il giorno mi salva dinuovo. 

Una sola parola ho scritto. 

Vita.


 

Stefano Kavrecic 

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