Padre mio, dove sei?

Caro Dio,

Sarò magari troppo ardita nel scriverti, ma sento, nel profondo, di doverlo fare.

Questo 2020 è iniziato non proprio nel migliore dei modi, per me. Nonostante riponessi in lui grandi speranze, come scriveva Dickens.

Poco dopo due settimane dall’inizio del nuovo anno, la salute di mio nonno è peggiorata. E a fine Gennaio lo hai portato via da me. Aveva a malapena 70 anni. Sì, non era proprio giovane, ma manco tanto vecchio. Avevo ancora così tante cose da condividere con lui. Doveva essere presente il giorno della mia laurea, il giorno del mio matrimonio. Doveva essere presente il giorno in cui sarebbe nato il suo primo bisnipote. Ma non potrà esserci. E forse è stata anche un po’ colpa mia, dal momento che ho tanto pregato affinché tu lo liberassi da quello stato di estrema sofferenza che lo stava consumando. 

Non voglio addossarti la colpa di questo, anzi. Non riuscirò mai abbastanza a ringraziarti per averlo salvato da quel dolore perenne. Però ne soffro ogni giorno. Ogni sera. E tu lo sai, perché mi vedi. Vedi tutti noi. Vedi quello che sta succedendo adesso nel mondo.

Quanti morti? Quante lacrime? Quanto dolore e sofferenze?

Io non so bene di chi sia la colpa di tutto questo, e onestamente non mi interessa. Questo è il mondo moderno: un luogo di dolore. Immagino tu non lo abbia pensato in questo modo. Il tuo progetto originale credo fosse molto diverso.

Ti abbiamo deluso. E anche se io c’entro poco, sono un essere umano come tutti gli altri, ho fatto la mia parte. E ti ho deluso anch’io. Ti ho deluso quando mi sono allontanata dal tuo cammino, quando credevo di essere troppo ingamba. Quando credevo di sentirmi troppo forte, perché come diceva Nietzsche “un uomo si abbandona alla fede quando è troppo debole per affrontare da solo la realtà”. Mi vergogno del mio operato. Non ho commesso gravi peccati, se non il peggiore: voltarti le spalle.

Poi, la svolta: ho sentito nel mio cuore il risveglio di una piccola fiammella da tempo addormentata. Sentivo che si stava accendendo piano piano, ed era alimentata da qualcosa. O da qualcuno: la speranza che albergava in un angolo abbandonato della mia anima. Avevo dimenticato di possederla. E tu me l’hai mostrata. Mi hai ricordato quanto bello fosse abbandonarsi alla speranza. Riporre fiducia in qualcosa più infinitamente grande di noi. Mi hai ricordato quanto importante fosse sperare per poter vivere più leggeri. 

Così ho proseguito il mio cammino facendomi guidare da questa fiammella, che altri non è se non la tua luce riflessa nel mio cuore. 

Ora non la vedo più. Ora avverto solo freddo. E buio, tutto intorno a me. Sono ripiombata nella disperazione, proprio quando invece dovrei esserti più vicina. In momenti come questo che stiamo vivendo, sarebbe un comportamento normale quello di affidarsi alla più grande incognita della nostra vita per poter andare avanti. Io mi sento nuovamente persa. Sì, sono persa nel cammino della mia vita. Come Dante, mi ritrovo in una foresta oscura, teatro di sanguinosi omicidi e dimora di creature aberranti. Ho paura e sono sola. Perché mi hai lasciata sola, mio Dio? Sono forse stata io, inconsapevolmente, ad abbandonarti? 

Non lo so. 

Probabilmente sto compiendo un atto di estrema blasfemia scrivendoti, ma non lo faccio per un tornaconto personale. Non ho niente da dimostrare. Vorrei solo risposte. Vivo quell’età della vita in cui esistono solo domande, perché mi rendo conto di essere ancora troppo immatura per trovare delle risposte. 

Ti scrivo per sentirmi più vicina. Per farti sapere che nonostante gli orrori che stiamo vivendo, che sto vivendo, io sono ancora qui. Basta un cenno, anche il più piccolo ed insignificante. 

Noi siamo tutti qui, noi tuoi figli. Tutti. Ti chiediamo soltanto un po’ di luce, dopo il terribile buio in cui siamo piombati con le nostre stesse mani. Ti chiediamo perdono per aver consumato, strappato, distrutto il meraviglioso dono che ci hai fatto. Non meritiamo la tua benevolenza, ma ti chiediamo solo un po’ di misericordia. 

E io, che guardo il mondo da dietro il vetro della mia finestra, io che vedo così tanta luce fuori, non posso non pensare al buio dentro al mio cuore.

Perdonami, Dio, per la mia avventatezza. Voglio solo che tu sappia che io sono qui. Che noi, tuoi figli, siamo qui. Ascolta le nostre preghiere. Ascolta i nostri cuori.

Non chiedo altro.

Grazie.

scriviamezzanotte@gmail.com

©2020 di Scrivi sempre a mezzanotte.

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now