Lettera a te che sfuggi

Quello che vogliamo è darci reciprocamente. Io vorrei dare me stessa a te, tu vuoi dare te stesso a me. Lo facciamo in modi diversi, talvolta opposti, ma il fine è lo stesso. Darci reciprocamente. 

Forse mi spingo a riflessioni ardite, forse ho immaginato tutto, la realtà mi deluderà, ma di una cosa sono certa. Desidero dare me stessa a te. Non so spiegarmi il perché, sei così diverso da me, a tratti disturbante, il tuo carattere mi crea scompiglio, tuttavia ho da sempre nutrito verso di te la voglia di crearti spazio, di capirti, di volerti bene. Forse colgo la tua inquietudine, il tuo turbamento e oltre a capirti, desidero vederti felice, anche solo per un attimo. Quando ho intravisto un tuo accenno di dolcezza, di sincera premura verso di me, mi sono sentita bene. Non ti sei mai esposto così in tutti questi anni ma quella sera, qualcosa di te, mi hai concesso. Mi chiedo che cosa tenga vivo questo desiderio dopo tutto questo tempo? 

Ho passato la mia vita a ripetermi di mantenere il controllo delle cose, di rimanere vigile, sicura di me, e questo aspetto del mio carattere è insito in me, è anche ciò che mi rende consapevole e contenta di me stessa ma allo stesso tempo avrei così tanta voglia di alleggerire questo peso, di lasciarmi andare, togliere le  barriere che mi tengono una costante difesa con il resto del mondo. Con te, non so il perché, sento di poterlo fare. Sento, per la prima volta, di voler metter da parte me stessa per farti stare bene.

Tutto mi spinge a rigettarti ma tutto mi porta anche a trattenerti. Tu mi chiedi di chiarirmi, io mi chiedo invece tu cosa hai capito di tutta questa faccenda? Ora abbiamo un ulteriore ostacolo, imprevisto, e questo impedisce a entrambi di poter esprimere al meglio noi stessi. Lo so, so che cercarti ora è come un coltello continuo che ti ferisce, questa reclusione impedisce di consumare il desiderio che è sospeso nel tempo da troppo tempo. Ma tutto ciò non mi blocca nel pensarti. Non ci posso fare nulla, è semplicemente così. Io lo so che nella mia vita normale, quando la mia routine tornerà, la tensione verso di te rimarrà, perché anche un semplice tuo messaggio mi fa sentire viva. E mi dico a me stessa che è assurdo che sia così, ma così è. Non ti vedo da 5 anni ma continuo a sentire il corpo in subbuglio quando ti sento.

Che cosa sei? Sei un ricordo, un idolo, un sogno a cui aggrapparsi? Sei la mia via d'uscita, sei l'occasione per fissare nel tempo la giovinezza perduta, sei la mia sublimazione. Dieci anni e tu sei ancora qui nella mia mente a disturbarmi. Quando te ne sarai andato dalla mia mente, forse, mi sentirò adulta, o forse, semplicemente più vuota.

B.

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