Lettera

Cari Lettori,

Questo scritto in forma di lettera è frutto di fantasia, ispirata al dramma “Le tre sorelle” (1900) di Anton Čechov . Ogni riferimento a fatti o persone attuali è puramente casuale. E ora, buona lettura di quanto l'amico Dr Čebutikyn scrive alle tre donne, che vivono in una cittadina di provincia in Russia,

- Giuseppe Paolo Mazzarello

 

Care Olga, Maša e Irina,

sessant'anni di vita di un medico non sono tanti da fargli scordare come ci si rivolge a voi giovani. C'è questo accidente in un Paese non troppo lontano dal nostro. Là le carrozze a cavalli erano revisionate a cadenza fissa, le loro stufe erano certificate secondo norma, le loro vite sorvegliate giorno e notte con la nascente arte fotografica. Tutto avrebbe dovuto svolgersi nella massima sicurezza. Eppure un misterioso morbo si è diffuso in quella loro Unione che, imbozzolata nei regolamenti, non ha tenuto conto che la natura può punire gli ipocriti tanto quanto le loro vittime. Il mio antico professore di Latino, a buona ragione, ci aveva somministrato estratti del “De Rerum Natura” di Lucrezio affinché, tra le altre cose, imparassimo che cosa aveva combinato la peste ad Atene. Se noi medici non facessimo l'anamnesi ai pazienti non capiremmo la malattia in corso ma, oggi, chi aiuta quel popolo a ricordare? Meno male che, oggi, quei bambini e quei ragazzi, al contrario dei più anziani, non corrono pericolo di vita per quello. Quello è proprio un malanno che adulti male maturati hanno contribuito a procurare trattando il globo terracqueo in così malo modo. Le colpe dei padri ricadono sui figli ma, nel loro caso, quelle stesse colpe rimbalzano sui padri. Vorrei intraprendere un nuovo corso, se il Signore vorrà concedermi altro tempo terreno, in compagnia di donne piacevoli come voi. Voi, che già siete come le tre Grazie, potrete più a lungo di me vivere quei travagli amorosi che tanto ci occupano. Spero che anche quel popolo, in quel Paese non tanto lontano, possa presto volgersi a diletti che lo sollevino. Anche quando la fine è tanto vicina, si può vivere serenamente nella speranza. Tanto più si può farlo quando la fine è lontana e ognuno dovrebbe volere un poco di libertà a sostenerlo e lo può davvero: però, bisogna cercarla.

Vostro,

Ivàn Romànovic

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