Cosa è davvero importante

Cosa è davvero importante? Riecheggia nella mia mente questa domanda, oggi più che mai. 

È una domanda che mi faccio spesso quando sento anche solo vagamente la possibilità di andare in tilt per fatti contingenti, pratici, di vita quotidiana, ma da ieri questa domanda si è fatta più pressante, più corposa, non la sento sussurrata all’orecchio bensì pronunciata con decisione faccia a faccia, con uno sguardo che mi fissa dritto negli occhi.

Ma perché dopo ieri? Forse perché ieri è stata una giornata in cui ho toccato due picchi estremi, quello della frustrazione da lavoro e quello della disperazione per la vita che finisce, per la morte.

Ieri, anche ieri, la situazione lavorativa mi ha messo un po’ di noia, di apatia, di senso di inadeguatezza, di inutilità rispetto al ruolo ricoperto. 

Ieri però è stata anche una giornata in cui si è toccata con mano la “morte”, le immagini che sono arrivate da Bergamo dei camion dell’esercito pieni di bare di morti per coronavirus, pronte per essere trasportate in altri cimiteri (visto che quello di Bergamo è pieno) mi hanno riportato all’unico fatto che conta… non viviamo per sempre.

Abbiamo un tempo limitato su questa terra bellissima che l’Universo, i buchi neri, le galassie o non so cosa ci hanno dato… non dico Dio perché sinceramente io non ci credo, ma ieri sera giuro di averlo pregato Dio, e non per me, perché io non ci credo e non sarebbe coerente chiedere aiuto a lui, ho pregato per tutti quelli che ci credono, per tutti quelli che stanno soffrendo, per tutti quelli che sono ammalati, ma soprattutto per tutti quelli che sono soli. 

Perché secondo me il dramma più grande non è solo la malattia, ma la solitudine… la solitudine di chi si ammala e la solitudine di chi sta bene, ma è solo, non ha conforto.

Cosa può voler dire, in questo stato di quarantena, stare fermi in casa da soli, sapendo di essere comunque soli… non potendo uscire a svagarsi, quanto la sensazione di solitudine sarà forte?

Forse questo pensiero mi fa tremare più del pensiero di essere ammalati.

Oggi quindi voglio partire da una nuova consapevolezza e da una nuova stabilità, dal qui e ora, dalla visione a corto raggio, che delle doti previsionali e delle visioni che abbracciano l’infinito sinceramente, arrivato a sto punto, non so quanto ce ne faremo.

È giusto non mollare il sentiero principale che conduce in cima, è bene tenerlo sempre sott’occhio, è bene sapere che la direzione deve sempre essere verso l’alto, verso la meta, ma è bene anche perdersi per percorsi secondari, darsi il tempo di guardarsi intorno, apprezzare colori, odori, sapori, provare cose mai fatte, pensare cose mai pensate, darsi possibilità altre, non previste, non pianificate… sorprendersi, alle volte stare nel disordine, goderne e poi tornare sul sentiero principale.

Oggi così…. Oggi respiro e me ne frego del resto.

scriviamezzanotte@gmail.com

©2020 di Scrivi sempre a mezzanotte.

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