Ad Ilenia

Ilenia, amore mio, finalmente sono qui a scriverti di me, del mio versante di quella montagna d'amore che stiamo costruendo insieme. Ci conosciamo ormai da un anno (o solo da un anno?) ma sei nella mia vita, così come l'innesto di ciliegio è nel tronco dell'albero di amarene. A maggio rosseggeranno ciliege tra i rami. A maggio saremo insieme fisicamente. Quand'eri a San Vittore ti
venivo a trovare più spesso, ma ora che ti hanno trasferito a Sulmona vengo una volta al mese.
Un'ora al mese con le mie mani nelle tue, le tue mani nelle mie ed i nostri sguardi che si uniscono come due fiumi alla confluenza. E quindi sono qui, a parlarti del mio amore per te, che ora è leggero ed impalpabile come la fuga di un leprotto nella natura, il battito d'ali di un uccello in volo, nell'attesa di darti l'amore fisico che cerchiamo, che ci manca, come una cicatrice che brucia.
Ormai, quel piccolo lunghissimo mese che abbiamo passato insieme prima della condanna è un ricordo, ed i bei momenti passati insieme sono inaciditi dalla consapevolezza che non ti ho dato tutto, non ti ho detto tutto, non ti ho lasciato dire tutto di me, di te, di noi. Ricordo con amarezza la lite che abbiamo avuto la domenica pomeriggio quando tu volevi andare al cinema ed io a vedere i
cavalli. Mi rendo conto di aver sprecato tempo prezioso, irrecuperabile. Domenica prossima sarò ancora a trovarti, per quell'ora scarsa che ci concedono, e della quale non riusciamo ad approfittare appieno, bloccati come siamo dal pudore, e dalla presenza di altri al colloquio. Aspetto maggio, quando ti verrò a prendere. Ho pensato di noleggiare una macchina decapottabile, perché ormai non ne puoi più di spazi chiusi.
Voglio che tu goda senza barriere il meraviglioso panorama abruzzese.


Ora ti bacio, amore mio. Bacio questo foglio in attesa di assaporare le tue labbra, che giochino gioiose con le mie, come cuccioli di lupo sull'ultima neve di primavera.

Vito Grisoni

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