A un amico

Ho avuto l’onore di incontrare Luis Sepúlveda una volta; sono andata a Bologna per assistere alla presentazione del suo ultimo libro, “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa”. Avevo già letto tutti i suoi libri e li avevo amati tutti, conoscevo la sua storia. Una storia incredibile: ha fatto parte della guardia personale di Salvador Allende, era con lui durante il golpe di Pinochet, quando il presidente è stato ucciso. È stato catturato e torturato, ha trascorso sette mesi in una cella dove lo spazio non era sufficiente neanche per sdraiarsi; quando ne uscì scrisse “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”. Ha visto morire amici, compagni, gli ideali per cui aveva lottato. È stato esiliato e poté fare ritorno in Cile solo dopo dodici anni. Si è imbarcato con Amnesty International per combattere la pesca di frodo e ha partecipato ad una spedizione dell’UNESCO per studiare l’impatto della civiltà sugli Indios Shuar. 

A Bologna ho conosciuto un uomo piccolo, scuro, non molto loquace, con gli occhi gentili. L’ho ascoltato parlare incredula, non riuscivo a capire come un uomo sopravvissuto a quelle atrocità potesse avere un tale amore e un attaccamento così tenace alla vita; forse non lo capirò mai, d’altronde io di vita ne ho solo una mentre lui ne ha vissute almeno mille, e ha trascorso ognuna di esse a fare quello che gli sembrava giusto,buono. Non è giusto che la sua storia sia finita così, lontano dalla sua famiglia. Non è giusto per nessuno, ma per la storia di Sepúlveda avrei voluto un epilogo migliore, speravo che la vita gli restituisse qualcosa in cambio di quello che gli ha preso. 

Quella sera a Bologna, le parole che ci siamo scambiati per lui sono state una breve parentesi nelle sue mille vite, ma nella mia di vita sono state importanti e non verranno mai dimenticate. Oggi il mondo ha perso un amico, un compagno, un uomo speciale, o almeno io mi sento così. 

 

Martina

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